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Tumore al seno

Cos'Ŕ? quali sono i sintomi, le cause e i rimedi.

In questo articolo troverai….

 

  • Cos'è il tumore al seno?
  • Diffusione del tumore al seno
  • Fattori di rischio del tumore al seno
  • Stadi del tumore al seno
  • Diagnosi precoce
  • Check-up regolare
  • Mammografia
  • Biopsia della mammella
  • Trattamento del tumore al seno
  • Chirurgia senologica
  • Radioterapia
  • Terapie mediche per contrastare il tumore al seno
  • Riabilitazione
  • Follow-up



Cos’è il tumore al seno?


Il seno è costituito da una serie di ghiandole e da tessuto adiposo. Potenzialmente si possono formare tumori da tutti i tipi di tessuti del seno, ma i più frequenti hanno origine dalle cellule ghiandolari, dove avviene la produzione del latte, o da quelle che formano la parete dei dotti, attraverso i quali il latte afferisce ai capezzoli.


Diffusione del tumore al seno


Il carcinoma della mammella rappresenta circa l’1% dei tumori che si riscontrano nel sesso maschile. Generalmente si evidenzia con dei noduli facilmente palpabili per la scarsità di tessuto ghiandolare mammario maschile. La retrazione della cute e del capezzolo rappresenta un segno fortemente suggestivo nel tumore mammario maschile.

Quello della mammella invece è il tumore più frequente nel sesso femminile. Rappresenta circa il 25 % dei tumori delle donne ed è la prima causa di morte al monde per cancro tra le donne di età inferiore ai 55 anni. Il tumore al seno è il secondo tumore al mondo per diffusione: ogni anno vengono diagnosticati più di un milione di nuovi casi a livello globale.

Da qualche anno la mortalità è diminuita grazie ai progressi compiuti in campo terapeutico e alla diffusione delle campagne di screening per la diagnosi precoce. L’avvento della mammografia ha aumentato notevolmente il tasso di sopravvivenza.

Il carcinoma duttale infiltrante (che supera la parete del dotto) rappresenta il 70/80% di tutte le forme di carcinoma mammario, mentre il carcinoma lobulare infiltrante (che supera la parete del lobulo) rappresenta il 10/15% di tutte le forme di carcinoma mammario.

Il tumore al seno può colpire contemporaneamente entrambe le mammelle o comparire in più punti della stessa mammella.


Fattori di rischio del tumore al seno


Non si riconosce una causa precisa del tumore alla mammella, ma esistono fattori di rischio, alcuni dei quali possono essere prevenuti:

  • Età: la maggior parte dei tumori (oltre il 70% dei casi) viene diagnosticato in donne di almeno 50 anni. Il tumore al seno compare infatti molto raramente prima dei 30 anni, con la percentuale di donne che ne sono colpite che aumenta sensibilmente con la menopausa.
  • Obesità: è dimostrato infatti che il rischio di neoplasia è più elevato in soggetti obesi rispetto ai normopeso, o comunque in soggetti che hanno un’alimentazione ricca di grassi ed uno stile di vita con alto consumo di alcol.
  • Contraccettivi orali e terapia ormonale sostitutiva: i contraccettivi orali aumentano in misura modesta il rischio, che si annulla entro dieci anni dalla sospensione. Nonostante i benefici attribuiti alla terapia ormonale sostitutiva nel contrastare i disturbi associati alla menopausa, questa terapia aumenta il rischio di sviluppare neoplasie alla mammella.
  • Familiarità: circa il 10% delle donne con tumore al seno ha più di un familiare malato, soprattutto nei casi giovanili (condizione che non va confusa con la familiarità, che interessa un numero limitato di casi).
  • Ciclo mestruale e menopausa: quanto più è tardivo il menarca e più precoce la menopausa, tanto più diminuisce il rischio di tumore alla mammella.
  • Radiazioni: l’esposizione ai raggi X può essere un fattore di rischio, che dipende però dalla dose cumulativa di radiazioni e dall’età in cui ci si è esposti.


Stadiazione del tumore al seno


La prognosi e il trattamento del tumore al seno sono influenzati dal tipo di neoplasia (ogni tumore infatti presenta tassi di crescita e di risposta alle terapie differenti) e dallo stadio del tumore al momento della diagnosi.

Il tumore al seno si verifica in seguito alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule che si trasformano in cellule maligne. Queste cellule hanno quindi la capacità distaccarsi dal tessuto che le ha generate e invadere i tessuti circostanti e successivamente anche altri organi del corpo.

Gli stadi in cui è classificato il tumore sono:

  • Stadio I: il cancro è in fase iniziale, il suo diametro è minore di 2 centimetri, senza il coinvolgimento dei linfonodi. Il tumore è limitato al seno.
  • Stadio II: il cancro è ancora in fase iniziale, il suo diametro è minore di 5 centimetri e sono coinvolti i linfonodi ascellari (oppure può essere maggiore di 5 centimetri, senza coinvolgere i linfonodi).
  • Stadio III: il cancro è in fase localmente avanzata, le sue dimensioni sono variabili e sono stati coinvolti anche i linfonodi ascellari (può anche coinvolgere i tessuti sottostanti il torace).
  • Stadio IV: il cancro va a coinvolgere altri organi oltre al seno (formazione di metastasi o forme avanzate).


Diagnosi precoce del tumore al seno


Diagnosticare il tumore al seno in una fase precoce può fare la differenza.

Generalmente le forme iniziali di tumore non provocano (purtroppo) sintomi. I sintomi da segnalare immediatamente al medico sono:

  • Nodulo al tatto nel seno o nell’ascella;
  • Cambiamento nella forma e nella grandezza del seno;
  • Comparsa di una piccola fossetta cutanea;
  • Cambiamenti della pelle o del capezzolo, secrezioni inusuali o apparizione di rash cutaneo.

Se si nota uno o più sintomi descritti in precedenza è importante non sottovalutarli. L’autopalpazione, l’osservazione del seno allo specchio, la palpazione in posizione sdraiata, sono alcuni metodi utilizzabili a casa per confermare i propri sospetti e approfondire i sintomi citati in precedenza.

Come detto in precedenza è importante contattare immediatamente il medico in caso si rincontrino uno o più di questi sintomo.

 

Check-up regolare


E’ consigliabile effettuare una visita al seno presso il proprio medico almeno una volta all’anno, soprattutto dai 40 anni in poi. Questo esame potrebbe far emergere anomalie non evidenziate dalla mammografia o dall’ecografia della mammella.


Mammografia


La mammografia è un esame radiologico che permette uno studio molto accurato del seno. I medici raccomandano di sottoporsi a mammografia ogni due anni a partire dai 40 anni di età. Si consiglia inoltre anche uno screening prima dei 40 anni anche a tutte le donne con una storia familiare di carcinoma della mammella o altri problemi correlabili.


Biopsia della mammella


Nel caso in cui vengano identificati dei noduli o formazioni sospette, il medico consiglierà la biopsia. La biopsia consiste nel prelievo (in anestesia locale), di piccole porzioni di tessuto mammario attraverso un’incisione della cute minore di 3 mm. L’analisi di tali frammenti consente di stabilire con certezza la natura del nodulo.


Trattamento del tumore al seno


Il percorso diagnostico e terapeutico prevede il contributi di più figure specialistiche. Fino agli anni sessanta l’unica terapia era la mastectomia radicale, un operazione che prevedeva l’asportazione della mammella, dei muscoli del piccolo e del grande pettorale e dei linfonodi.

Oggi il trattamento del tumore al seno si fonda su protocolli terapeutici che consentono di personalizzare la terapia e di ottenere risultato sempre più mirati e duraturi.

Le armi più efficaci per il contrasto del tumore al seno sono diagnosi precoce e screening periodico, insieme all’approccio integrato alla malattia: chirurgia, radioterapia, chemioterapia permettono di guarire un numero sempre crescente di pazienti, cercando di limitare il più possibile gli effetti collaterali e garantendo una buona qualità della vita.

Oltre il 50% dei tumori individuati allo stadio iniziale può essere curato, mentre neui casi in cui la diagnosi avviene in fase troppo avanzata si tende ad allungare il più possibile la sopravvivenza del paziente. Con una diagnosi di tumore avanzato la sopravvivenza media è di 18-30 mesi.

Le informazioni riportate sopra rappresentano dati puramente indicativi. Una diagnosi accurata e aderente alle vostre condizioni di salute può essere effettuata solo dal vostro medico o oncologo di fiducia.

 

Chirurgia senologica


Il tipo di intervento chirurgico dipende da una serie di fattori:

  • Stadio della patologia;
  • Tipologia di tumore;
  • Età del paziente;
  • Stato di salute del paziente.

In genere l’intervento è accompagnato da terapie adiuvanti postoperatorie, come la radioterapia, la terapia ormonale o la chemioterapia, per contribuire a migliorare le possibilità di sopravvivenza del paziente. Le modalità di intervento possono essere diverse:

  • Le tecniche conservative sono interventi chirurgici volti alla conservazione della mammella. Questi interventi comportano la rimozione di un solo quadrante (quadrantectomia), sede del tumore, associata all’asportazione dei linfonodi ascellari, oppure solo alla massa tumorale con i dovuti margini (lumpectomia) con o senza la rimozione dei linfonodi ascellari. Viene dunque rimosso il tumore con i margini circostanti microscopicamente sani. Nell’asportazione di tumori non palpabili è indispensabile eseguiro la radiografia del pezzo operatorio, per avere la certezza di aver rimosso la lesione.

  • E’ definito linfonodo sentinella il primo linfonodo che va a ricevere il flusso linfatico del tumore primario ed è il primo ad essere interessato da un’eventuale metastasi. L’asportazione del linfonodo sentinella non rappresenta un’alternativa allo svuotamento dei linfonodi ascellari. Per individuare il linfonodo sentinella si procede nel modo seguente: il giorno prima dell’intervento viene iniettato un tracciante sottocute (tecnezio radioattivo), in corrispondenza della lesione tumorale. Quindi si sottopone il paziente a linfoscintigrafia, per visualizzare la migrazione del tracciante dalla sede di inoculazione ai linfonodi ascellari, individuando il linfonodo da asportare.In sala operatoria si utilizza una sonda per chirurgia radioguidata, collegata ad un monitor, che evidenzia la zona di massima concentrazione del tracciante anche grazie ad un suono molto intenso emesso quando la sonda è in corrispondenza del linfonodo sentinella.Si procede dunque all’incisione di 1,5-2 cm per l’asportazione del linfonodo sentinella. Generalmente so asporta anche il linfonodo accessorio vicino al linfonodo sentinella, quando la sonda segnala una captazione significativa anche a livello di quest’ultimo.

  • Le tecniche demolitive sono interventi chirurgici che consentono di asportare l’intera ghiandola mammaria (mastectomia): immediata o differita.

 

  • La ricostruzione della mammella ha lo scopo di reintegrare l’organo asportato. La tecnica più utilizzata è la ricostruzione con espansore e protesi. Nella stessa seduta operatoria, dopo che il chirurgo ha eseguito l’intervento demolitivo, il chirurgo plastico posiziona un espansore che consiste in una protesi vuota gonfiabile, dotata di una valvola, mediante la quale viene iniettata in fasi successive soluzione fisiologica. Generalmente dopo 6-8 mesi l’espansore viene ad essere sostituito con una protesi definitiva (inserite nella tasca al di sotto dei muscoli pettorali), andando a ristabilire il normale volume mammario.


Radioterapia


La radioterapia
consente il trattamento del tumore mediante raggi X ad alta energia, che hanno il compito di andare a distruggere le cellule tumorali. A differenza della chemioterapia, che ha un effetto sistemico, la radioterapia ha invece un’azione locale. Spesso è utilizzata come tecnica post-operatoria per andare ad eliminare le cellule tumorali residue, che possono aver invaso le aree circostanti la sede originaria del tumore. In particolare la radioterapia viene applicata in corrispondenza del cavo ascellare dove sono localizzate le principali stazioni linfonodali.


Terapie mediche


La strategia farmacologica viene eseguita dall’oncologo in base alle caratteristiche del tumore e della paziente.

  • Ormonoterapia: l’estrogeno, ormone femminile, va generalmente a promuovere la crescita tumorale. I trattamenti antiestrogeni, come il tamoxifene, bloccano tali effetti, e possono essere usati sia nel post-operatorio sia su donne con tumore metastatico.
  • Chemioterapia: la chemioterapia, a differenza della radioterapia, manifesta un’azione sistemica. I farmaci chemioterapici possono essere utilizzati sia negli stati iniziali del tumore che in quelli avanzati. In genere la chemioterapia viene somministrata per via endovenosa e ha una durata variabile da 3 a7 mesi. Prima di iniziare la chemioterapia tramite emocromo viene valutato il numero di globuli bianchi e di piastrine: se sono troppo bassi la chemioterapia viene rinviata o ridotta. La capecitabina è un farmaco chemioterapico molto efficace, sviluppato per trasportare il fluoro uracile, agente tumoricida, direttamente all’interno delle cellule tumorali. Poiché agisce solo all’interno delle cellule tumorali, le pazienti sperimentano meno effetti collaterali (come la perdita dei capelli).


Le precauzioni da seguire in caso di chemioterapia sono: alimentarsi in modo sano, prediligendo frutta e verdura, bere molta acqua, evitare gravidanze, evitare interventi chirurgici, evitare il contatto con persone affette da malattie infettive in atto.

           

  • Nuovi farmaci: gli anticorpi monoclonali sono in grado di colpire con precisione le cellule malate, senza colpire quelle sane, offrendo nuove possibilità terapeutiche per il trattamento del tumore mammario (ad esempio il trastuzumab, anticorpo monoclonale utilizzato per il trattamento dei tumori HER2)Farmaci antiangiogenesi come il bevacizumab vanno ad inibire la formazione di nuovi vasi e il collegamento del tumore con i vasi sanguigni circostanti, lasciandolo senza rifornimento di sangue, elemento critico per la sua crescita, sopravvivenza e diffusione.


Riabilitazione


Dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore al seno viene consigliato un incontro informativo con un fisioterapista e una visita fisiatrica per favorire il percorso di recupero dei movimenti, controllare il dolore muscolo scheletrico, prevenire le retrazioni fibromuscolari e il linfedema.

Alcune precauzioni da seguire per prevenire complicanze post-operatorie, come linfagite e linfedema:

  • Evitare di compiere sforzi gravosi per l’arto superiore interessato;
  • Evitare l’esposizione a fonti di calore e al sole nelle ore più calde;
  • Svolgere un’attività motoria che garantisca una corretta funzionalità della spalla;
  • Usare guanti nelle attività che comportano il rischio di lesioni cutanee.


Follow-up (controlli periodici)


Dopo il trattamento specifico del tumore al seno iniziano i controlli periodici (follow-up). Si tratta di un periodo della durata di circa 10 anni in cui la paziente viene seguita dagli specialisti per alcuni controlli.

E’ importante sottoporsi a visite mediche periodiche, rispettando le prescrizioni del chirurgo e dell’oncologo. Dopo un intervento per tumore mammario non è trascurabile il rischio di recidiva o che si annali l’altro seno, per questo si consiglia di sottoporsi a mammografia ogni anno anziche ogni due anni.

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Tutte le informazioni contenute in questo articolo sono fornite a solo scopo informativo, in nessun caso costituiscono la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata. Come specificato in ogni articolo se si hanno dubbi o quesiti sull'uso di un farmaco è necessario contattare il proprio medico.

 

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